STEVIA SI O STEVIA NO?

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Stevia: pianta benefica, non solo dolcificante

La stevia è una pianta perenne (famiglia Asteraceae o Compositae), originaria del sud America, in particolare Brasile e Paraguay. I principi attivi che conferiscono le proprietà dolcificanti (ad esempio, stevioside e rebaudioside A), sono concentrati interamente nelle foglie. Come sappiamo, la stevia è molto più dolce del saccarosio (lo zucchero comune utilizzato in cucina), con il vantaggio però di non contenere assolutamente zuccheri e calorie.

Per questo motivo, questa pianta non è solo un dolcificante: “l’assenza di zuccheri e di calorie la rende adatta a chi deve perdere peso e seguire un regime ipocalorico, poiché si rivela molto utile per il dimagrimento”, chiarisce l’intervistata. Non solo, tra le proprietà della stevia troviamo:

• capacità di prevenire le carie dentali, che insorgono invece spesso a causo del consumo eccessivo dello zucchero comune

• utilità per la salute della pelle, grazie al contenuto di flavonoidi che contrastano i radicali liberi ritardando l’invecchiamento cutaneo

• proprietà ipotensive, antibatteriche e antiacide. In particolare, “la stevia si può inserire anche nella , in quanto l’assenza di zuccheri impedisce di avere effetti sulla glicemia, col vantaggio di poter comunque dolcificare bevande e alimenti”

Diverse forme per diversi usi

“In erboristeria si trovano le foglie fresche essiccate, che vengono per lo più utilizzate da masticare in bocca per placare il senso di fame, sfruttandone il gusto dolce”. In alternativa, sempre nelle erboristerie, si possono trovare quelle secche triturate, da cui si ottiene una polvere che può essere usata in cucina, in aggiunta ai cibi e alle bevande, oppure utilizzata per ottenere uno sciroppo. L’estratto in polvere delle foglie, che corrisponde al vero e proprio dolcificante utilizzabile anche dal diabetico, si può usare direttamente sugli alimenti, ma anche come ingrediente per diverse ricette dolci, al posto dello zucchero. La nutrizionista consiglia, invece, di “non utilizzarlo in aggiunta a bevande, quali tè e caffè, dato che presenta un leggero ma comunque percepibile retrogusto amaro”. Oltre all’estratto, si può trovare anche la stevia liquida, in genere reperibile in flaconi con contagocce che permette di misurare in modo accurato il dosaggio in cucina e che ha un retrogusto meno amaro,  per cui risulta particolarmente indicato per dolcificare le bevande.

Torniamo ora alla domanda che più ci interessa: la stevia fa male? Ecco cosa ci ha detto la dottoressa Evangelisti.

La stevia fa male o bene?

Iniziamo dicendo che “questa pianta è a tutti gli effetti un buon dolcificante, utile per i diabetici ma anche per chi vuole perdere peso e deve necessariamente seguire un regime nutrizionale ipocalorico”. Quindi, la stevia non fa male, tuttavia esistono alcune controindicazioni che riguardano i suoi effetti lassativi, che si manifestano però solo se si usano grandi quantità, ed ipotensivi, per cui è sconsigliata in caso di pressione bassa.

La quasi completa assenza di effetti collaterali permette il suo utilizzo anche nei bambini e nella donna in gravidanza a patto, sempre, di non abusarne. Eppure attualmente il dibattito su questo dolcificante alternativo è aperto e molto accesso e c’è addirittura chi sostiene che la stevia sia cancerogena, nonostante le rassicurazione di FAO ed Efsa. La nutrizionista ci spiega infatti che “alcuni mettono sotto accusa i principi attivi della stevia considerandoli cancerogeni e nocivi soprattutto per l’apparato riproduttivo e le donne in gravidanza”. Tuttavia non ci sono evidenze di questo, anche alla luce del fatto che le popolazione del Sud America consumano la stevia da tantissimo tempo senza riscontrare problemi.

Stevia cancerogena: una questione di salute o di lobby?

Le posizioni dei vari paesi a livello mondiale sono opposte. In alcuni, come ad esempio il Giappone, il Brasile ed il Paraguay, l’uso della stevia risulta libero e incontrastato, per cui è largamente utilizzata, anche come ingrediente di diversi alimenti e bibite, senza che si registrino problemi di salute nella popolazione. In altri, quali l’Unione Europea, l’uso della stevia è consentito solo come tale, ma non come ingrediente nei prodotti alimentari, ma probabilmente più che un tema di salute in questo caso si tratta di un’azione di lobby da parte delle multinazionali dello zucchero.

Ma qual è la verità? La stevia fa bene o fa male? L’intervistata sottolinea che che “i vari esami e test che sono stati effettuati sulla stevia per rilevare eventuali effetti dannosi e cancerogeni risultano del tutto vaghi e poco chiari. Non a caso, confrontando i parametri di riferimento tra stevia ed aspartame, emerge che, nonostante quest’ultimo risulti estremamente dannoso per la salute, seppure a lungo termine, la relativa dose giornaliera consigliata sia addirittura 40 volte superiore rispetto a quello della stevia. Insomma, i dati, in questo caso, non parlano chiaro”.

Sicura, ma senza esagerare

Fino a prova contraria, quindi, la stevia non fa male e può essere considerata sicura per la salute. “E’ doveroso però sottolineare – conclude la nutrizionista – che, nonostante tutti i vantaggi che possiede, la stevia resta comunque una sostanza, di cui non bisogna assolutamente abusare”. Infatti, negli ultimi anni sta dilagando sempre di più una cultura salutistica mirata all’uso di sostanze naturali o “senza”, che però in alcuni casi sfocia in veri e propri abusi che spesso, “possono portare ugualmente a problemi di salute”.

È lo stesso discorso che abbiamo fatto, ad esempio, per la curcuma, una spezia dalle innumerevoli proprietà benefiche, ma della quale è necessario assolutamente non abusare. Pertanto, anche per il consumo di stevia è meglio attenersi alle quantità giornaliere di riferimento, corrispondenti, secondo quanto recentemente indicato dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), ad “un massimo di 4 mg per chilo di peso corporeo”. Nel calcolo dell’apporto quotidiano bisogna tenere conto non solo della stevia utilizzata in quanto tale, ma anche di quella che può essere presente nei prodotti confezionati, rintracciabile dalla sigla E960, che indica appunto la presenza di glicosidi steviotici.

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